Nella nostra società, chi si trova di fronte a una depressione esistenziale o abbia idee di suicidio, viene in genere indirizzato ai professionisti della salute psichica, psicologi clinici, psichiatri e psicoterapeuti. Non sempre però l'individuo trae beneficio da questi incontri e può ricorrere ad altre alternative, come una fede religiosa, medicine "non convenzionali" ecc.. . Non credo esista una "cura giusta" per la disperazione esistenziale, perché dipende dalla sensibilità e predisposizione individuale. Esistono molte tipologie di “mal di vivere” e vari livelli di gravità, tuttavia esiste un “minimo comun denominatore”: l’affetto; il “cordone ombelicale” che serve per restare attaccati alla vita. Quando si perde il legame con il “mondo” circostante, si tenta di “tagliare” tutto ciò che ci lega a lui, quindi si va verso l’autodistruzione. Oggi è facile sentirsi “inutili” e “allontanati” ma occorre sapere che la vita, anche se ci appare dura e tetra, è l’unico modo per capire chi siamo e qual è il senso della nostra esistenza, quindi, si deve “cercare” quello che si è in ciò che si ha a disposizione, anche se ciò che si ha a disposizione è una malattia che tenta di spegnere la nostra “fiammella” vitale.
Qual'è la differenza tra l'intelligente e il furbo? L'intelligente sa che il furbo vive di "ignoranza conviviale" ed ingenuità, il furbo invece non sa che l'intelligente sa...
16 ottobre 2009
Il distacco del legame
Nella nostra società, chi si trova di fronte a una depressione esistenziale o abbia idee di suicidio, viene in genere indirizzato ai professionisti della salute psichica, psicologi clinici, psichiatri e psicoterapeuti. Non sempre però l'individuo trae beneficio da questi incontri e può ricorrere ad altre alternative, come una fede religiosa, medicine "non convenzionali" ecc.. . Non credo esista una "cura giusta" per la disperazione esistenziale, perché dipende dalla sensibilità e predisposizione individuale. Esistono molte tipologie di “mal di vivere” e vari livelli di gravità, tuttavia esiste un “minimo comun denominatore”: l’affetto; il “cordone ombelicale” che serve per restare attaccati alla vita. Quando si perde il legame con il “mondo” circostante, si tenta di “tagliare” tutto ciò che ci lega a lui, quindi si va verso l’autodistruzione. Oggi è facile sentirsi “inutili” e “allontanati” ma occorre sapere che la vita, anche se ci appare dura e tetra, è l’unico modo per capire chi siamo e qual è il senso della nostra esistenza, quindi, si deve “cercare” quello che si è in ciò che si ha a disposizione, anche se ciò che si ha a disposizione è una malattia che tenta di spegnere la nostra “fiammella” vitale.
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