Qual'è la differenza tra l'intelligente e il furbo? L'intelligente sa che il furbo vive di "ignoranza conviviale" ed ingenuità, il furbo invece non sa che l'intelligente sa...
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Pan-otticismo sulla libertà post-moderna..

Italo Calvino
15 aprile 2012
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13 aprile 2012
Seconda lettera di Pietro
[1]Questa, o carissimi, è già la seconda lettera che vi scrivo, e in tutte e due cerco di ridestare con ammonimenti la vostra sana intelligenza,
Pietro dice che ha già scritto una Prima Lettera e che questa è la seconda.
Da questa prima notizia si deve concludere che costoro sono gli stessi destinatari della Prima. Oppure che la Prima sia giunta anche a loro e che Pietro conosce questa notizia.
D’altronde la Tradizione della Chiesa ha sempre considerato queste Lettere “Lettere Cattoliche”, cioè scritti a tutti i cristiani, e non ad una comunità in particolare come è avvenuto sempre con Paolo.
Ora Pietro ci rivela anche il fine dei suoi scritti.
Egli vuole ridestare con ammonimenti la sana intelligenza dei cristiani.
La fede ha un suo fondamento razionale, di intelligenza, di discernimento, di deduzione, di conclusioni, anche di sviluppo.
Se la fede mancasse di questo apporto non sarebbe fede. Sarebbe solo idea, pensiero infondato, frutto, o parto della sola mente dell’uomo.
La fede invece ha un “Soggetto” che è fuori dell’uomo. Tutto ciò che è fuori lo si deve cogliere attraverso l’intelligenza, la razionalità, il discernimento, l’analisi, lo studio, l’osservazione dei fatti e degli avvenimenti.
Il Vangelo è annunzio; spesso è anche invito da parte di Cristo Gesù ad usare l’intelligenza e la razionalità.
L’assurdo, la falsità, la negazione del reale, degli avvenimenti, della stessa storia non è dell’uomo.
La trasformazione dei fatti non è dell’uomo. Il rifiuto di comprenderli non è dell’uomo.
Tutto questo non è dell’uomo razionale, intelligente, dotato di discernimento, di sapienza, di capacità di uscire fuori di sé per comprendere tutto ciò che avviene e condurlo nella verità.
Certo c’è il mistero che avvolge la fede. Ma il mistero viene anche fatto storia e tutto ciò che del mistero diviene storia, si fa storia è giusto che l’intelligenza lo colga, lo discerna, lo classifichi, lo distingua.
La razionalità che rifiuta l’oggetto della propria intelligenza, che non fa un saggio uso di se stessa, è semplicemente stoltezza, insipienza. Se a questo si aggiunge la cattiva volontà di comprendere, o la stessa negazione della verità, si può giungere anche al peccato contro lo Spirito Santo.
Due esempi, uno del Vangelo e l’altro dell’Antico Testamento ci rivelano quanto grande sia l’importanza della razionalità nel processo della formazione della fede nella mente e nel cuore delle persone.
Segue.. (http://www.movimentoapostolico.it/2Pietro/testi/capitoli/2Pietro3.htm)
Segue.. (http://www.movimentoapostolico.it/2Pietro/testi/capitoli/2Pietro3.htm)
12 aprile 2012
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